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Contesto urbano e architettonico

Il Museo delle Civiltà si trova all’EUR e occupa il Palazzo delle Scienze con il museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, il museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci” e il museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”, e il Palazzo delle Tradizioni Popolari con il museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”.

Palazzo delle Scienze

Il Palazzo delle Scienze venne progettato nel 1938 e ultimato nel 1943, dagli architetti L. Brusa, G. Cancellotti, E. Montuori, A. Scalpelli, del gruppo di lavoro di Marcello Piacentini, architetto a capo del progetto urbanistico per l’Esposizione Universale di Roma del 1942. La facciata è simile architettonicamente a quella del Palazzo delle Tradizioni Popolari: ambedue rientrano nel medesimo progetto urbanistico-architettonico della piazza Imperiale, ora piazza Guglielmo Marconi. La piazza era, nel Progetto per il concorso del 1937, il nucleo centrale dell’Esposizione che prevedeva lungo tre lati i musei dedicati all’arte antica, moderna e della scienza e frontalmente il cinema-teatro, edificio mai realizzato.

Veduta della zona EUR di Roma nel 1953. Nel riquadro l’obelisco di piazza Guglielmo Marconi con a sinistra il Palazzo delle Tradizioni Popolari e a destra il Palazzo delle Scienze. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Eur1953.jpg

Veduta della zona EUR di Roma nel 1953. Nel riquadro l’obelisco di piazza Guglielmo Marconi con a sinistra il Palazzo delle Tradizioni Popolari e a destra il Palazzo delle Scienze.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Eur1953.jpg

 

All’esterno del Palazzo delle Scienze, con affaccio su viale della Civiltà Romana, venne realizzato un mosaico dal titolo Le professioni e le arti, di Fortunato Depero (1942), contrapposto frontalmente a quello di Enrico Prampolini, Le Corporazioni, del Palazzo delle Tradizioni Popolari.

Le professioni e le arti, di Fortunato Depero. Esterno del Palazzo delle Scienze, EUR, Roma.

Le professioni e le arti, di Fortunato Depero. Esterno del Palazzo delle Scienze, EUR, Roma.

L’attuale collocazione del Museo delle Civiltà, che vede nel quartiere dell’EUR la presenza di altri importanti edifici adibiti a sede museale o più generalmente culturale e nella prospettiva dell’imminente creazione di importanti nuove realizzazioni, prima fra tutte il nuovo centro congressi di Massimiliano Fucsas, rappresenta oggi senz’altro una risorsa per la futura riqualificazione dell’intera area urbana, ormai inglobata dal nuovo piano regolatore nel centro storico di Roma.

All’interno dell’edificio troviamo importanti opere. Nell’atrio due opere di Valerio Fraschetti: Le applicazioni tecniche della scienza, sulla destra, opera ferma alla sola realizzazione del fondo preparatorio alla pittura, e La scuola di Galileo, sulla sinistra. Le due opere sono state successivamente coperte da pannelli e solo nel 2005 furono riportate in luce e avviate le prime indagini per il loro integrale recupero.

Al primo piano troviamo la grande vetrata policroma che sovrasta lo scalone monumentale d’ingresso, realizzata tra il 1941 e il 1942 da Giulio Rosso, stretto collaboratore di Piacentini, Morpurgo e Giò Ponti. L’opera, composta da 54 pannelli rettangolari raffiguranti una complessa cosmogonia illustrata da pianeti, segni zodiacali, strumenti astronomici e schemi delle concezioni tolemaica e copernicana dell’universo, a causa della guerra non fu mai montata. Solo nel 1986, dopo il ritrovamento dei pannelli nei magazzini del Museo Pigorini, l’opera fu montata nel luogo dove era stata progettata la sua sistemazione.

Vetrata policroma di Giulio Rosso. Palazzo delle Scienze, EUR, Roma.

Vetrata policroma di Giulio Rosso. Palazzo delle Scienze, EUR, Roma.

Sempre al primo piano troviamo il grande Salone delle Scienze, uno spazio che il Museo dedica alle mostre temporanee interne ed esterne o ad eventi privati, con il pavimento a tarsia marmorea con Elementi decorativi relativi alla scienza, realizzato da Mario Tozzi nel 1943.

Salone delle Scienze all'interno del Palazzo delle Scienze, EUR, Roma.

Salone delle Scienze all’interno del Palazzo delle Scienze, EUR, Roma.

Negli anni Settanta del Novecento il Museo Pigorini, dalla prima collocazione al Collegio Romano, fu trasferito in questa sede dell’EUR. Nel Palazzo delle Scienze, il Museo Pigorini fu costretto a ridefinire la sua identità.La collocazione eccentrica rispetto al centro storico di Roma spezzò il legame con il tessuto connettivo della città storica archiviando definitivamente il valore testimoniato dall’edificio che lo ospitava. Nel più generale panorama del sistema museale cittadino l’allocazione nello stesso complesso architettonico dove nel 1956 aveva trovato una sede il Museo di Etnografia Italiana di Lamberto Loria, senz’altro gettava le basi per la costituzione di un polo museale storico-antropologico di rilievo europeo, ma questa potenzialità, oggi evidente agli occhi di noi contemporanei, si tradusse per lungo tempo in un progressivo depauperamento dell’identità originaria dell’Istituto, relegato ai margini del circuito museale urbano.

Il complesso architettonico dell’EUR, con i suoi imponenti colonnati, i grandi portici e le ampie scalinate, viene oggi apprezzato come uno dei più significativi esempi di architettura razionalista, testimonianza di quel modernismo “primonovecentista” che ha saputo coniugare le funzionalità espositive degli edifici alla retorica celebrativa richiesta dalla committenza fascista.

 

Palazzo delle Tradizioni Popolari

Il progetto dell’edificio venne eseguito nel 1938 dagli architetti Massimo Castellazzi (1901-1977), Pietro Morresi (1898-1982) e Annibale Vitellozzi (1902-1990) e si inserì nel complesso degli edifici della piazza Imperiale, oggi piazza Marconi, che deve “costituire il nucleo centrale” dell’Esposizione Universale di Roma del 1942, detta E42, secondo il bando di concorso del 1937, e in seguito assumere carattere stabile quale sede dei “Musei d’Arte e di Scienza”.

L’edificio, speculare a quello del Museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, è costituito da un portico colonnato organizzato intorno a un cortile e da due corpi sporgenti, di cui uno concluso da una quinta architettonica a colonne che fa da fondale alla piazza. La decorazione esterna venne affidata ad Enrico Prampolini (1894-1956) per il mosaico in marmi e pietre naturali “Le Corporazioni” ultimato, sulla testata dell’edificio, nel 1942.

Le corporazioni di Enrico Prampolini. Esterno del Palazzo delle Tradizioni Popolari, EUR, Roma.

Le corporazioni di Enrico Prampolini. Esterno del Palazzo delle Tradizioni Popolari, EUR, Roma.

La decorazione interna è concentrata nel Salone d’Onore dove, dal 1940 al 1942, vengono realizzati una serie di affreschi con scene di vita tradizionale italiana. Al Salone si accede attraverso un varco decorato da un bassorilievo in marmo con Elementi caratteristici del folklore, opera di Amerigo Tot (1909-1984).

Sulla parete d’ingresso del Salone sono realizzati gli affreschi la Sagra degli osei di Mario Varagnolo (1901-1971), la Battitura del grano di Domenico Colao (1881-1943), Cerimonia nuziale in Sardegna parzialmente eseguito di Nino Bertoletti (Umberto Natale detto Nino, 1889-1971), Funerali in Puglia di Emanuele Cavalli (1904-1981), Il bue di S. Zopito di Tommaso Cascella (1890-1968).

Il Salone d’Onore del Palazzo delle Tradizioni Popolari, EUR, Roma.

Il Salone d’Onore del Palazzo delle Tradizioni Popolari, EUR, Roma.

Sulla parete di fondo figurano gli affreschi di Garibaldo Guberti (1907-1974) Il trasporto del mosto in Romagna, La benedizione della barca di Antonio Barrera (1889-1970), La processione di Orazio Amato (1884-1953) parzialmente eseguito, e La mattanza dei tonni di Pietro Barillà (1890-1953). L’artista Mario Gambetta (1886-1968) avrebbe dovuto eseguire l’ultimo affresco Battesimo in Liguria, ma al suo posto si trova ora un cartone attribuito (forse) a Filippo Figari (1885-1937) raffigurante un corteo processionale sardo.

Per l’atrio del Museo viene commissionata a Ferruccio Scattola (1873-1950) la decorazione pavimentale in tarsia marmorea con il tema “Costumi maschere ed altri elementi decorativi“. L’opera non è stata mai eseguita.