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Provenienza: Repubblica Democratica del Congo, società Mayombe
Collezione: Gastone Angeli
Museo: MPE
Anno: 1900 (donazione)
Inventario: 63895

La produzione statuaria in Africa ha diversi ambiti di applicazione, uno è quello magico religioso. Nel bacino del Congo, qualsiasi scultura, oggetto ed elemento capace di contenere un’entità sovrannaturale è chiamata nkisi (plurale minkisi), “medicina”. Mediante le azioni di un operatore magico-religioso (nganga), questi oggetti diventano il ricettacolo di un potere (mpungo) capace di individuare la causa di un male e di indicare la soluzione per curarlo, per risolverlo. I minkisi hanno anche funzioni divinatorie e propiziatorie, possono inoltre prevenire malanni e provocarne ai criminali e nemici. Un altro nome con cui a lungo gli europei si sono riferiti a queste sculture è “feticcio”, derivante dal portoghese feitiço, corrispondente ai nostri termini fascino, magia, fattura.

Le statue magiche possono assumere fattezze diverse, anche zoomorfe. Tra queste diffusa è la forma del cane (kozo) che nella mitologia Kongo ha la capacità di fare da tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Un cane è molto verosimilmente rappresentato in questa piccola scultura in legno trovata da Gastone Angeli sul finire del 1800 tra le popolazioni Mayombe, stanziate lungo il fiume Lukula, a Nord della foce del Congo.

I minkisi presentano solitamente elementi magici nella parte centrale del busto dove si possono trovare uno specchio, una conchiglia o un tessuto contenenti una sostanza magica (bilongo). Nel caso di questa scultura si tratta molto probabilmente di un nkisi incompleto, in fieri, privo ancora dell’apporto di quella sostanza che, tramite l’operato del nganga, avrebbe trasformato questo oggetto in un contenitore di una forza soprannaturale, in una statua magica.