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Il restauro dei manifesti cinematografici del MuCiv tratti dai romanzi di Emilio Salgari

Nell’ambito della mostra “Nel mondo di Sandokan e dei tagliatori di teste. Tributo ad Emilio Salgari” [titolo provvisiorio] sono stati recentemente acquisiti dal Museo delle Civiltà una serie di manifesti per il cinema tratti dai romanzi dello scrittore.

La collezione comprende 15 manifesti e una locandina di film tratti dal ciclo indo-malese e da quello dei corsari delle Antille, stampati in un arco di tempo che va dai primissimi anni sessanta ai primi anni Ottanta del Novecento.

Prima dell’avvento del trailer, Il manifesto era il principale mezzo deputato alla promozione dei film. L’elaborazione dell’illustrazione era una fase molto importante, generalmente gestita dal produttore, che operava le scelte sull’illustratore, il soggetto e le strategie di promozione. Per ciascun film potevano essere realizzati più soggetti, diversi fra loro, anche a seconda del paese in cui la pellicola veniva distribuita. I formati potevano variare da quelli costituiti da un unico foglio 100×140 a più fogli assemblati tra loro, fino ad un massimo di 24 fogli, esposti sui grandi cartelloni pubblicitari delle città.

I manifesti della collezione MuCiv sono su foglio singolo (100×140) o su 2 fogli (200×140); la locandina ha un formato di 33×70 cm. Un esempio della varietà di formati e soluzioni illustrative adottate per la promozione pubblicitaria di uno stesso film sono i due manifesti de «La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa!», film del 1977, che il Museo ha in due versioni, in formato 2 fogli e in formato foglio singolo.

Proprio perché principale veicolo di promozione, l’immagine del manifesto era realizzata in modo da fornire numerose informazioni sul film: generalmente su una illustrazione a tutto foglio venivano sovraimpresse le scritte che riportavano titolo, attori, regia, produttore e tecnica cinematografica. Un esempio è il manifesto del film «I misteri della giungla nera» del 1965 (seconda versione dopo il film omonimo del 1954), dove su una illustrazione a tutta pagina, definita da una cornice perimetrale, si trovano in basso il titolo con lettering dedicato, gli attori (qui protagonista Guy Medison, attore statunitense noto in Europa per film di avventura e spaghetti western), la regia (di Luigi Capuano, che negli anni dirige numerose pellicole di tematiche peplum, avventura, western, cappa e spada), lo sceneggiatore (Ottavio Poggi, autore di numerosi film di avventura), la firma dell’illustratore ( R. Casaro, uno dei più importanti cartellonisti cinematografici italiani), il procedimento cinematografico a colori Eastmancolor e sulla cornice in basso a sinistra la tipografia che aveva realizzato i manifesti a Roma.

Il manifesto è per sua stessa natura un oggetto caduco ed effimero: fino agli anni Settanta del Novecento la vita di un manifesto era molto breve, durando il tempo della pubblicizzazione del film, per poi essere generalmente destinato al macero. Per tale motivo i manifesti venivano prodotti con materiali a basso costo di pessima qualità e non è raro rilevare errori o difetti di stampa. I manifesti della collezione del MuCiv presentano condizioni conservative critiche e ciò è dovuto sia alla carta con cui essi sono stati realizzati, che alle condizioni di uso e poi conservazione a cui per anni sono stati sottoposti. In molti casi gli usi e i metodi di conservazione non hanno tenuto conto delle esigenze conservative ed è facile trovare sui manifesti segni di uso come i fori delle puntine per affiggere i fogli o le marche da bollo per l’affissione incollate in modo approssimativo.

La principale problematica dei manifesti della collezione è il forte degrado del materiale cartaceo, causato dai naturali fenomeni di invecchiamento e dalle condizioni non idonee in cui i manifesti sono stati per lungo tempo conservati. I fogli sono stati piegati più volte su se stessi e ciò ha comportato la formazione di pieghe e punti di fragilità della carta, oltre a marcate deformazioni del supporto. Sono frequenti scritte con matite colorate e penne operate sul retro, come appunti necessari alla catalogazione e uso dei manifesti, i cui segni talvolta sono percepibili dal recto. Vi sono anche segni di variazione cromatica della carta, dovuti all’esposizione dei manifesti alla luce.

Sono presenti depositi di povere e sporco, numerosi strappi, lacune e risarcimenti eseguiti generalmente con materiali impropri di uso comune, come nastri adesivi commerciali. I nastri adesivi rilevati sono di diverse tipologie: nastri di carta o di plastica, con vari tipi di sostanze adesive (acriliche o naturali), spesso molto penetranti, tanto da risultare non rimovibili e visibili sul recto del manifesto.

Il programma di interventi che è stato messo a punto è volto al recupero delle idonee condizioni di conservazione delle opere, cercando di limitare il più possibile l’avanzamento dei fenomeni di degrado e mantenere al contempo i segni del tempo e dell’uso che caratterizzano i manifesti. Gli interventi sono stati avviati nel settembre 2020 e hanno, in questa prima fase, interessato circa tre manifesti della collezione.

Il primo intervento effettuato è consistito nella rimozione dei depositi di polvere con pennelli morbidi e microaspiratori; in seguito la pulitura è stata approfondita per mezzo di gomme di diversa durezza. L’operazione è stata eseguita sia sul recto che sul verso, avendo cura di non rimuovere le scritte sul retro. I nastri adesivi applicati sul retro, nonché gli inserti e le toppe, sono stati generalmente rimossi poiché eseguiti con materiali non idonei, che il più delle volte avevano creato tensioni e segni sul supporto. I nastri adesivi sono stati rimossi con vapore a freddo, successivamente i residui di adesivo, nei casi di eccessivo spessore, sono stati assottigliati meccanicamente a bisturi.

Gli strappi, i tagli e le pieghe più marcate che costituiscono punti di forte fragilità del supporto, sono stati rinforzati con strisce di carta giapponese ed adesivo a base di etere di cellulosa. Le prove di solubilità hanno evidenziato una sensibilità degli inchiostri all’alcool etilico, pertanto i materiali scelti per gli interventi sono tutti a base acquosa.

La dimensione dei manifesti e il forte degrado del materiale cartaceo hanno portato in alcuni casi, dove i punti di fragilità tra strappi e piegature erano più frequenti, ad eseguire una foderatura del supporto, realizzata con carta giapponese con grammatura simile al supporto originale ed utilizzando un adesivo a base di etere di cellulosa.

L’intervento di foderatura è risultato particolarmente complesso a causa delle grandi dimensioni delle opere e della qualità della carta, ma ha consentito di spianare i manifesti, conferendo nuovamente consistenza al supporto appianando le pieghe.

Dopo l’operazione di foderatura sono state risarcite le lacune impiegando degli inserti di carta giapponese. La reintegrazione cromatica è stata realizzata con acquerelli e matite colorate: le lacune più grandi sono state reintegrate a puntinato, cercando di ottenere un effetto simile alla retinatura della stampa. Le lacune più piccole sono state reintegrate a campitura di colore.

Il programma di interventi proseguirà con il restauro di tutti i manifesti della collezione e quelli tratti dai romanzi del ciclo indo – malese verranno esposti all’interno della mostra su Sandokan, che si aprirà a dicembre al Museo delle Civiltà. Verrà inoltre messo a punto il sistema di conservazione dei manifesti in deposito e realizzata una campagna fotografica per riversare le opere in formato digitale.

Restauro e presentazione a cura della Dott.ssa Giulia Cervi, Laboratorio di conservazione e restauro del Museo delle Civiltà