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Il Museo delle Civiltà dedica un’attenzione particolare alla realizzazione di progetti educativi incentrati sulla didattica delle differenze culturali.

I beni custoditi ed esposti nel museo, soprattutto quelli relativi alle popolazioni extraeuropee, consentono di riflettere sul senso degli altri e di cogliere in modo comparato i processi generatori di identità e di differenziazione del tutto tipici della società multiculturale contemporanea.

L’interesse che il pubblico manifesta per l’approfondimento delle tematiche multiculturali, negli ultimi anni, ha individuato nel museo un punto di riferimento non solo ideale.

Il museo viene visto sempre più, soprattutto dalla scuola, come una risorsa per la cosiddetta educazione interculturale.

 

Glossario

Acculturazione
L’acculturazione comprende quei fenomeni che si verificano quando gruppi di persone di culture diverse entrano in contatto diretto e continuo, con modificazioni conseguenti nei modelli culturali originari di uno o di entrambi i gruppi.

Antropologia
L’antropologia, in senso generale, è lo studio della natura, della società e del passato dell’uomo. L’antropologia culturale è l’interpretazione delle diverse forme di umanità e dei diversi stili di vita umana in una prospettiva comparativa, interculturale e critico-riflessiva. L’antropologia contemporanea studia le dinamiche culturali che scaturiscono dall’articolazione tra i processi di globalizzazione e il mondo quotidiano in cui vivono le comunità locali.

Alterità
Termine con il quale si definisce tutto ciò che è diverso, “altro” dal sé. L’alterità è necessaria per definire la propria identità, messa in contrapposizione con l’altro. Ci si definisce per opposizione: “sono ciò che l’altro non è”. Ma allo stesso tempo spesso il termine alterità ha connotato tutto ciò che è ignoto e sconosciuto, fino a definire l’inferiorità dell’altro: “se non è come me è altro ed è inferiore”. Da questo presupposto nasce il principio dell’etnocentrismo.

Aree culturali
Con quest’espressione si indica la diffusione di tratti culturali condivisi in specifiche aree geografiche. Tratti culturali quali lingua, arte, religione, organizzazione sociale, cultura. Il concetto fu inizialmente coniato da Franz Boas, per spiegare la distribuzione culturale e geografica delle differenti culture delle popolazioni indigene nordamericane.

Bene culturale
Un bene culturale è una testimonianza avente valore di civiltà, un documento che una volta identificato merita di essere salvaguardato in ragione del suo pubblico interesse, e dunque va tutelato, conservato e valorizzato a futura memoria.

Clan
Gruppo i cui membri si ritengono discendenti di un antenato comune (a volte mitico), anche se non sono in grado di indicare con precisione i nessi genealogici (E.A. Schultz – R.H. Lavenda, Antropologia culturale, Bologna, 1999).

Comparativismo
Caratteristica della prospettiva antropologica che richiede la considerazione delle somiglianze e delle differenze esistenti tra il maggior numero possibile di società umane prima di formulare generalizzazioni su natura, società e passato dell’uomo (E.A. Schultz – R.H. Lavenda, Antropologia culturale, Bologna, 1999).

Colonialismo
È una forma di dominazione e sfruttamento “che si caratterizza per la netta subordinazione politica, sociale e culturale delle popolazioni sottoposte al dominio. Il periodo del colonialismo europeo si estende dal XV al XX secolo e vede principali protagoniste cinque grandi potenze, il Portogallo e la Spagna prima (secoli XV-XVII), l’Inghilterra, la Francia e l’Olanda in seguito” (U. Fabietti – S. Remotti, Dizionario di antropologia, Bologna, 1997).

Confine
Il confine de-finisce uno spazio proprio e separa da uno spazio altrui. Il ruolo fondamentale del confine è segnalare il luogo di una differenza, è evidenziare e rendere esplicita la differenza, far capire quando e dove una cosa finisce e l’altra comincia. I confini culturali non pre-esistono alle società ma esistono in quanto sono istituiti, imposti, tracciati per differenziare tra loro le identità. Marcare un confine, definire un’identità, non significa negare ciò che è “oltre”. Significa pensare ciò che sta al di là, la differenza, in termini relazionali.

Creolizzazione
Termine con il quale si connota un processo del tutto tipico dell’attuale società, nella quale la cultura è sempre più ibridata da incroci, impurità, mescolanze. È un pastiche, un collage, una combinazione di esperienze e una interconnessione di diversità.

Cultura
Insieme di idee e comportamenti appresi, che gli esseri umani acquisiscono in quanto membri della società e che usano per adattarsi al mondo nel quale vivono e per trasformarlo. Il concetto di cultura, “nel suo ampio senso etnografico”, è lo strumento che ci siamo dati per rappresentare, come insiemi omologati, le diverse unità sociali del pianeta. Nella definizione fornita da E. B. Tylor nel 1871 “la cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società”.
Per cogliere fino in fondo le specificità del concetto antropologico conviene considerare che esiste una concezione classica di cultura fornitaci da cicerone (cultura animi philosophia est), che da allora connota in senso restrittivo il concetto: cultura si oppone a incultura e il termine indica un sapere diverso dai costumi sociali, vale a dire lo sviluppo dell’individuo appartenente a una élite sociale. Il concetto affermatosi in antropologia valorizza la concezione indigena latina: dal latino colere, cioè abitare (un luogo, un territorio), coltivare (un campo), ornare (un corpo), venerare (una divinità), esercitare (una qualche facoltà). Colere è l’azione di chi interviene su un territorio e lo addomestica, installandovi abitazioni e coltivandolo, imprimendo dunque sul territorio e nell’ambiente i segni del possesso umano. Da qui anche la cura del corpo (trattato come un campo), del comportamento, della mente, oltre che dell’ambiente fisico. Su questa strada, la concezione antropologica indica dunque una condizione sociale e vale per qualunque tipo di società anche senza scrittura (cultura non si oppone a incultura). La cultura è “il complesso delle attività e dei prodotti intellettuali e manuali dell’uomo-in-società, quali che ne siano le forme e i contenuti, l’orientamento e il grado di complessità o di consapevolezza, e quale che ne sia la distanza dalle concezioni e dai comportamenti che nella nostra società vengono più o meno ufficialmente riconosciuti come veri, giusti, buoni, e più in genere ‘culturali'” (A.M. Cirese, Culture egemoniche e culture subalterne, Palermo, 1973).

Differenza
La differenza non è un dato naturale ma un prodotto del processo di categorizzazione/classificazione del mondo operato dalle culture umane. Benché una cosa e un essere non siano differenti che in rapporto a un’altra cosa o a un altro essere, sul piano antropologico la differenza non è data da questa opposizione tra identità e alterità, ma dalla negazione dei rapporti di somiglianza costitutivi dell’identità, con la quale quanti pensano, dicono e fanno in base a specifici punti di vista valoriali stabiliscono relazioni e gerarchie tra esseri e cose.

Discendenza
Principio basato sul riconoscimento culturale dei rapporti di filiazione che definiscono le categorie sociali di appartenenza. Può essere bilaterale: il gruppo di discendenza si compone di persone che si ritengono imparentate per il tramite sia della madre sia del padre (discendenza cognatica); unilineare: il gruppo di discendenza sii compone di persone che si ritengono imparentate attraverso la madre o attraverso il padre soltanto (E.A. Schultz – R.H. Lavenda, Antropologia culturale, Bologna, 1999).

Educazione interculturale
Processo di “integrazione-interazione” fondato sul riconoscimento e sulla valorizzazione delle diversità culturali e dei patrimoni culturali di varia origine nello spirito di un reciproco arricchimento. Dal punto di vista didattico, l’educazione interculturale mira a stimolare una forte sensibilizzazione nei riguardi del concetto di “diversità”, visto e studiato in ogni sua possibile manifestazione nell’ambito dei programmi delle singole discipline, sia umanistiche sia scientifiche. L’e.i. consiste nel produrre in classe uno “shock culturale” controllato e si fonda sulla capacità di confrontare il proprio ambiente culturale con ambienti culturali diversi, senza dimenticare – nel confronto – se stessi, ma imparando ad aprire i propri orizzonti. L’e.i. si persegue trovando un filo conduttore interdisciplinare che coinvolga l’intero consiglio di classe e che dia agli insegnanti di differenti discipline l’occasione per lavorare insieme, anche se in momenti diversi, con un comune obiettivo.
In sintesi gli obiettivi dell’educazione interculturale sono: conoscere e capire le culture diverse; superare l’etnocentrismo; riconoscere le differenze; dominare il sentimento di estraneità che provoca l’alterità; sviluppare capacità comparative e riflessive; formare una coscienza transculturale.

Etnia
Questo termine si riferisce a differenti gruppi umani che si caratterizzano per una comune appartenenza geografica, linguistica e culturale. Il concetto di etnia sostituisce quello di razza, definendo per etnia un gruppo umano che si distingue dagli altri per peculiarità linguistiche, sociali, culturali e biogenetiche. “Osserva M.T. Moscato che l’etnia si configura come il risultato di un processo storico, l’esito dello sviluppo di una specifica sociocultura all’interno di un ambiente fisico-geografico; ma per l’altro verso è egualmente osservabile che ogni gruppo umano si autodefinisce come gruppo etnico non solo a partire da una riconosciuta storia comune, ma anche in relazione a un presunto substrato fisico-biologico comune, che si ipotizza rintracciabile in maniera evidente e oggettiva nei tratti somatici del gruppo”. Nasce come mezzo di classificazione usato da etnologi e amministratori coloniali per definire i vari gruppi umani con cui entrano in contatto. Con la fine del colonialismo e la nascita di nuovi Stati-Nazione, molti gruppi hanno utilizzato il concetto di etnia al fine di definirsi come gruppo identitario forte con una storia e delle tradizioni proprie da mantenere e quindi in pieno diritto di prosperare e di avere una propria sovranità.

Etnocentrismo
Atteggiamento per il quale le forme, i contenuti e più in genere i valori della propria cultura vengono assunti come metro di misura e di valutazione delle forme, dei contenuti e dei valori delle culture altre dalla propria. Pertanto, i fatti che rientrano nei propri parametri mentali vengono giudicati positivamente, mentre tutti quelli che rispondono ad altre concezioni e visioni del mondo vengono valutati negativamente.

Etnocentrismo critico
L’etnocentrismo critico consiste nell’assumere la storia della propria cultura come unità di misura delle storie culturali aliene, ma, al tempo stesso, nel mettere in causa deliberatamente i limiti di impiego del proprio sistema di misura, al fine di riformare, sotto lo stimolo dello scandalo prodotto dall’incontro etnografico, le stesse categorie di osservazione di cui all’inizio si dispone.

Etnografia
Descrizione, scritta o filmata, redatta da un antropologo di una particolare cultura, o di un particolare rito o mito o di qualsiasi aspetto di una società specifica.

Globalizzazione
Termine diffusosi con riferimento al sistema mondiale di interdipendenza economica e, più in generale, utilizzato per significare le interconnessioni tra le diverse parti del sistema-mondo. La globalizzazione comporta omologazione (tecnologica) e differenziazione (socio-culturale). Gruppi sociali e culturali distanti – a suo tempo separati – sviluppatisi in un relativo isolamento e con proprie caratteristiche distintive, (co)esistono in un unico sistema mondiale.

Glocal
Traduzione del termine giapponese dochakuka, ovvero “localizzazione globale. L’espressione tenta di delineare una sequenza in cui globalizzazione e localizzazione coincidono in una sintesi e non sono, come spesso accade, contrapposte. Tale condizione è la conseguenza della promozione (o del coinvolgimento) al livello di mercato globale dei micromercati locali, realizzata al fine di salvaguardare o di promuovere, in una prospettiva di capitalismo globale, lo sviluppo stesso del capitalismo.

Inculturazione
Insieme di processi consapevoli e inconsapevoli, spontanei o organizzati, attraverso cui i nuovi nati di un dato gruppo socio-culturale vengono integrati nella cultura del gruppo stesso, e cioè sono portati ad accettarne i valori e i modelli, ad assorbirne le conoscenze, ad adottarne le concezioni e i comportamenti. Per estensione, Tutto ciò che, in forma istituzionalizzata (formale) o in maniera episodica e spontanea (informale), contribuisce a plasmare culturalmente i membri di una società.
Come la socializzazione, l’inculturazione costituisce una modalità di apprendimento prevalentemente informale, fondata sull’interazione sociale, sull’imitazione e sull’inferenza.

Interculturale
Relazione che si stabilisce tra singoli membri e/o tra gruppi appartenenti a culture diverse caratterizzate da un intrecciarsi dinamico e conflittuale, che provoca shock problematici e difficili da gestire.

Locale/globale
Gli individui e le società del mondo contemporaneo vivono in una transizione permanente attraverso territori con confini sfumati, che rendono di fatto fragili le persone e i gruppi umani nonostante si condividano gli stessi modelli culturali. Questa situazione genera tensioni tra le radici culturali degli individui e il loro senso di appartenenza a più grandi unità sociali (paesi, nazioni, gruppi etnici); tra il loro fondarsi su mondi locali e la loro partecipazione al sistema globale con la sua interdipendenza economica, politica e informazionale.

Lignaggio
Gruppo di discendenza i cui membri sono in grado di ricostruire le proprie relazioni genealogiche. Patrilignaggio: gruppo sociale composto di persone imparentate per il tramite del padre. Matrilignaggio: gruppo sociale composto di persone imparentate per il tramite della madre.

Matrimonio
Istituzione che concerne un uomo e una donna, trasforma lo status dei partecipanti, implica l’accesso sessuale, dà alla prole una posizione in seno alla società e stabilisce rapporti fra i parenti del marito e quelli della moglie (E.A. Schultz – R.H. Lavenda, Antropologia culturale, Bologna, 1999).

Mito
Il mito è una narrazione di eventi verificatisi in un tempo e per opera di personaggi che sono diversi da quelli attuali. Il mito racconta l’origine di ciò che è ritenuto importante in una determinata cultura: le condizioni cosmiche, umane, economiche, sociali, istituzionali. Il mito rende accettabile ciò che è necessario accettare (morte, malattie, lavoro, rapporti di potere, ecc.); assicura stabilità alle istituzioni; definisce modelli di comportamento. Il mito è un modo di ordinare e di conoscere la realtà per come deve essere; dà un senso alle condizioni e alle forme di esistenza; “fonda” le cose conferendo loro un valore.

Multiculturale
Società che per ragioni contingenti di natura politica, economica o sociale diventa pluralistica, quindi plurilingue e pluriculturale, poiché culture diverse, storicamente separate in passato, si trovano rapidamente e insistentemente in contatto.

Neocolonialismo
Dipendenza e sfruttamento economico, sociale e culturale fra ex territori coloniali ed ex potenze coloniali a dispetto della raggiunta indipendenza politica.

Organizzazione sociale
Il modello dell’interdipendenza umana vigente in una data società, frutto delle azioni e delle decisioni dei membri (E.A. Schultz – R.H. Lavenda, Antropologia culturale, Bologna, 1999).

Osservazione partecipante
La ricerca antropologica comporta tradizionalmente lunghi periodi a stretto contatto con i membri di un’altra società. Questa forma di ricerca sul campo si chiama osservazione partecipante.

Parentela
Rapporti sociali che derivano dalle esperienze universali dell’accoppiamento, della nascita e dell’allevamento (E.A. Schultz – R.H. Lavenda, Antropologia culturale, Bologna, 1999).

Patrimonio
Per patrimonio si intende un insieme (naturale e culturale) che si riceve in eredità, di cui ci si appropria, che si conserva e si trasmette in modo consapevole e dinamico, secondo processi che implicano sia le creazioni sia le distruzioni dell’uomo.

Patrimonio demo-etno-antropologico
Con l’espressione “patrimonio demo-etno-antropologico” si circoscrive una particolare categoria di beni culturali di cui si occupano la demologia, l’etnologia e l’antropologia culturale. Per bene demo-etno-antropologico si intendono quei prodotti materiali e immateriali della nostra o delle altre civiltà che rappresentano la traccia identitaria e simbolica di un certo vissuto culturale.

Pregiudizio
Articolazione di un giudizio di valore su uno stereotipo.

Razza
Con questo termine si tende a definire un insieme di individui aventi stessi caratteri morfologici (colore della pelle, forma e dimensione del cranio, del volto, del naso, statura ecc.) che però differiscono da altri individui pur appartenenti alla stessa specie. Nonostante siano più che evidenti le caratteristiche esteriori dei vari gruppi umani, oggi scienziati sociali e biologi concordano sulla inadeguatezza del concetto di “razza” per classificare le differenti etnie che abitano il pianeta. Queste diverse caratteristiche, infatti, sarebbero dettate da fattori ambientali più che da patrimoni genetici specifici. “Sebbene nulla sul piano biologico autorizzi oggi a suddividere la specie umana in “razze” diverse, l’uso del concetto è rimasto nel linguaggio comune, assumendo in genere precise connotazioni ideologiche. Il colore della pelle, degli occhi e dei capelli, come l’abbigliamento, il linguaggio e la razza, costituiscono caratteri distintivi esteriori attraverso i quali gli uomini elaborano e concepiscono la propria differenza rispetto ad altri uomini. Essi divengono dei marcatori dell’alterità in base ai quali un gruppo umano si definisce in relazione agli altri gruppi. Tale atteggiamento, quando si salda con un certo grado di intolleranza e di conflittualità nei confronti di appartenenti a gruppi diversi, può dare origine a forme di razzismo, di cui alcune teorie scientifiche del passato sembrano essere state tentativi di giustificazione (U. Fabietti – S. Remotti, Dizionario di antropologia, Bologna, 1997).

Razzismo
Ideologia secondo la quale ad ogni gruppo umano corrisponde una razza con determinate caratteristiche fisiche, ma soprattutto con caratteristiche morali e intellettive. Quest’ideologia presuppone la superiorità della “razza” di appartenenza sulle altre. “Nella dichiarazione di condanna del razzismo dell’UNESCO del 1962, si esplicita in modo netto che: ‘i gruppi nazionali, religiosi, geografici, linguistici, e culturali non coincidono necessariamente con i gruppi razziali’ e che ‘il materiale scientifico oggi a disposizione non giustifica la conclusione secondo cui le differenze genetiche ereditarie sarebbero un fattore importante nel determinare le diversità tra le culture e le realizzazioni culturali di diversi gruppi o popoli'”. Questa dottrina grazie ai suoi legami con teorie filosofiche e scientifiche ha permesso di legittimare persecuzioni e la stessa schiavitù. Ormai, oggi, il razzismo non è connaturato solo verso le culture altre, ma verso ognuno che è considerato diverso, e che proprio in quanto tale viene visto come un potenziale nemico e rappresentato come inferiore.

Relativismo culturale
Teoria secondo la quale la variabilità delle caratteristiche sociali e psicologiche dei gruppi umani è relativa alla – dipende dalla – variabilità culturale. Ogni cultura produce un “set” di caratteristiche umane culturalmente particolari, per cui generalizzazioni e teorie possono essere valide o veritiere solo ed unicamente se risultano specifiche in relazione a un gruppo.

Religione
Visione del mondo entro la quale le forze cosmiche sono personificate e trattate alla stregua di esseri umani potenti (E.A. Schultz – R.H. Lavenda, Antropologia culturale, Bologna, 1999).

Ricerca sul campo
Lungo periodo durante il quale l’antropologo vive a stretto contatto con la gente di cui studia la lingua e il modo di vita, e raccoglie il maggior numero di dati e informazioni. Istaura rapporti con la comunità del luogo e se possibile ne entra a far parte.

Rito
Il rito è un’azione o un sistema di azioni, periodicamente reiterate all’interno di una comunità, che si collocano in una dimensione “a parte” rispetto a quella quotidiana. Il rito è un sistema di comunicazione simbolica con il quale si interviene su ciò che non appare passibile di intervento umano (immutabile) sottraendo l’agire all’attualità storica ed esercitando le proprie azioni all’insegna del “come se” alcuni eventi dipendessero dai riti (destorificazione rituale). Nonostante il termine sia legato all’ambito religioso, esso definisce anche alcuni comportamenti propri della vita politica e sociale del gruppo (ad es. raduni di piazza, concerti, eventi sportivi ecc.). Il rito è infatti una messa a fuoco dell’esperienza tramite azioni mnemoniche; crea una cornice per le cose; ravviva la memoria e lega il presente con il passato che conta. Rammemorando forme e contenuti del patrimonio tradizionale il rito conferisce valore alla realtà contingente.

Riti di iniziazione
Istituzioni che accentuano la discontinuità tra le fasi del ciclo della vita individuale per segnare il riconoscimento sociale del termine del periodo adolescenziale e dell’ingresso nella vita adulta, con i diritti e le responsabilità che ne conseguono.

Rito di passaggio
Con questo termine introdotto da Van Gennep si intende definire quello specifico rito necessario a testimoniare la trasformazione e il movimento dell’individuo da una posizione sociale ad un’altra nel corso della sua vita. Il cambiamento di status (nascita, iniziazione, matrimonio e morte) è suggellato da un rito che ne enfatizza l’importanza. I riti di passaggio sono strutturati in modo costante: “il passaggio da uno status a un altro segue generalmente uno schema composto da tre fasi successive. Nella prima fase (separazione) i protagonisti del rito vengono allontanati dalle attività quotidiane cui erano soliti dedicarsi durante la loro vita precedente […]. La seconda fase (transizione) costituisce uno stadio intermedio, in cui gli iniziandi sono posti in una condizione di ambiguità, di liminarità, in cui vari espedienti simbolici tendono a rappresentare l’abbandono del vecchio stato sociale e l’acquisizione di una nuova personalità. Infine, con la terza fase (reintegrazione) viene riconosciuta pubblicamente la nuova condizione acquisita durante il processo e la vita normale può riprendere il suo corso” (U. Fabietti – S. Remotti, Dizionario di antropologia, Bologna, 1997).

Sacerdote
“Questo termine viene impiegato per designare i membri di un clero professionale o gli appartenenti a una classe addetta al culto e alla celebrazione degli Dèi. In genere la presenza di una classe di sacerdoti è connessa con un certo grado di centralizzazione politica e di stratificazione del sistema sociale. Ne deriva che il sacerdozio è frequentemente espressione di una determinata forma di potere e di organizzazione della vita collettiva” (U. Fabietti – S. Remotti, Dizionario di antropologia, Bologna, 1997). L’essere sacerdote comporta l’apprendimento di una serie di conoscenze specialistiche (teologiche ed esoteriche). L’appartenenza ad un ordine gerarchico lo separa dal resto della popolazione e attivo durante il rituale che conduce a differenza del resto della collettività che assume il ruolo di spettatore.

Shock culturale
Reazione, affine al panico, che si scatena quando ci si trova in una società sconosciuta o di fronte ad atteggiamenti e a comportamenti diversi dai nostri e non si comprende quel che accade.

Sciamano
Termine derivato dal tunguso (lingua altaica parlata dai Tungusi della Siberia orientale) che designa un operatore del sacro con determinate caratteristiche e peculiarità. La collettività riconosce allo sciamano la capacità di entrare in comunicazione con il sacro (sia esso rappresentato da esseri soprannaturali o spiriti) attraverso uno stato di trance che lo porterebbe ad abbandonare il suo corpo e di conseguenza il mondo naturale per entrare in quello sovrannaturale. Pur con le dovute differenze questo termine nato nell’area geografica asiatica è stato utilizzato come categoria per definire altre figure sacre di differenti aree geografiche (Americhe e Africa): i guaritori o medicine-man.

Simbolo
Qualcosa che sta per qualcos’altro e segnala la presenza di una sfera esperenziale importante. Ogni aspetto della vita destorificato e trasfigurato in immagine rappresentativa per uno o più soggetti che si identificano in essa condividendone il senso.

Sincretismo
Concetto con il quale si definisce una delle conseguenze dell’acculturazione ovvero la combinazione fra elementi culturali differenti appartenenti alle due culture venute in contatto. Normalmente questo termine è utilizzato in campo religioso e tende a delineare il cambiamento avvenuto all’interno di una religione autoctona dopo il contatto con la religione della società esterna che si è insediata, spesso rappresentata dal cristianesimo. È possibile parlare di sincretismo anche in altri ambiti della vita sociale, dove si assiste a commistioni e fusioni tra uno o più elementi culturali di società differenti: ne è un esempio la musica o l’arte anche se invece di sincretismo spesso si parla di ibridazione o creolizzazione.

Socializzazione
Processo attraverso il quale gli individui si integrano tra loro all’interno di una società. Imparano ad adattarsi al rapporto con gli altri agendo secondo modelli di comportamento approvati socialmente e rivestendo ruoli e status che la società prescrive loro.

Società segrete
Forme di organizzazione sociale non basate sulla parentela che iniziano i giovani o le giovani alla maturità sociale. Il segreto concerne il sapere riservato agli iniziati.

Sodalizi
Forme di organizzazione sociale non fondate sulla parentela; raggruppamenti dotati di scopi particolari che possono reclutare membri in base a età, sesso, ruolo economico e interesse personale.

Stereotipo
Categoria sociale fortemente specificata mediante l’attribuzione – per generalizzazione – di tratti differenziali emblematici.

Tradizione
Gli studi antropologici hanno a lungo contribuito al formarsi nel senso comune di un significato statico di questa espressione, quasi che la tradizione potesse essere considerata una sopravvivenza del passato assimilabile a un reperto archeologico. In realtà, essendo venuta meno l’immagine di un mondo in via di scomparsa sotto l’incipienza del progresso, la tradizione non è un un retaggio di cose autentiche che si sono perse o rischiano di perdersi, non è una reliquia del passato che si tramanda in eredità alle generazioni future per continuare ad essere museificata, ma è un vitale processo di costruzione simbolica, grazie al quale certi valori del passato danno senso a particolari forme culturali del presente.

Transculturale
Processo di accostamento tra culture diverse che cerca di stabilire legami al di sopra e al di là delle identità culturali specifiche, quasi creando fatti culturali nuovi che nascono dal sincretismo – non dalla fusione né dall’integrazione – dei tratti culturali che interessano una data transazione.

Umanesimo etnografico
Atteggiamento culturale, maturato in Occidente con la scoperta del Nuovo Mondo, che mediò la presa di coscienza dell’umano attraverso l’ethos del confronto con altri modi di essere uomini in società.