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Scheda

Polinesia, Isole Cook

L’intera superficie di queste pagaie è elegantemente decorata ad intaglio con una ricca e raffinata ornamentazione a pannelli e fasce, costituita da motivi geometrici lineari e a zig-zag, di piccole dimensioni, ripetuti all’infinito – tratto stilistico questo che è possibile rintracciare nella tradizione locale di tatuare (tatuaggio, dal polinesiano tatau) interamente il corpo umano.
L’intaglio, che in Polinesia trova la sua applicazione più completa proprio nella ornamentazione delle pagaie e delle mazze da guerra, era eseguito in momenti successivi con l’intento di catturare l’energia vitale (mana) dei nemici uccisi.
Le pagaie cerimoniali, originariamente usate anche come insegne da danza, divennero un articolo di scambio nel commercio con gli Europei.

Dove si trova

Museo delle Civiltà – Museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini” – Sala Espositiva Oceania, vetrina 21

Sapevi che…

Seppur la pagaia è un elemento universale diffuso in tutti i continenti, essa è di fatto un’invenzione plurima e indipendente, dovuta a convergenza tecnica. In realtà, le pagaie di vari popoli e continenti sono sensibilmente diverse fra loro e la convergenza opera in esse solo in misura molto limitata.
Anche se, in teoria, esiste un optimum, ossia un tipo ideale che a parità di sforzo darà ad un’imbarcazione la più efficace propulsione, i fattori che ne determinano la differenza sono assai
variabili: variano infatti i tipi, le forme, il peso e le dimensioni delle imbarcazioni, varia la densità relativa delle acque (fluviali, marittime o lacustri) e il loro stato di calma o di agitazione, varia da etnia ad etnia la forza media dei vogatori, variano lo stile e il ritmo del pagaiare, variano infine alcuni particolari aggiunti a fini di abbellimento estetico, quali appendici ornamentali, sculture e
decorazioni pittoriche, ecc.
In etnologia la pagaia – corto remo privo d’appoggio (fulcro) e che serve per muoversi nell’acqua e orientare la direzione – è essenzialmente il propulsore ed il “timone” usato dalla fonte energetica (il vogatore) per quel particolare tipo di imbarcazioni conosciute come canoe, una categoria di natante diffusa dai Caraibi (non a caso canoa è termine arawak, famiglia linguistica a cui appartenevano le popolazioni Taíno di Hispaniola, Cuba e Puerto Rico) all’America Centro-Meridionale (un tronco scavato con il fuoco; una piroga costruita con la corteccia d’albero) e a quella Settentrionale (il kayak degli Inuit, un’intelaiatura di legno rivestita in pelle animale), oltre che in Africa e in Oceania.
La canoa, introdotta in Europa nel 1865 da John McGregor, un avvocato londinese, ha sempre mantenuto sostanzialmente inalterate le sue forme, divenendo a breve una tipica e popolare
imbarcazione di tipo sportivo. McGregor infatti l’anno successivo alla sua introduzione nel Vecchio Continente, il 25 luglio 1866 fondò a Teddington, vicino Londra, il Canoe club, ribattezzato quindi con il nome con cui è ancora attivo ai nostri giorni, Royal Canoe Club of England, il primo club di canoa al mondo.
La canoa/kayak è stata quindi inserita tra le specialità olimpiche a partire dal 1936, ossia inoccasione delle XI Olimpiadi di Berlino.