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Alto medioevo

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Museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”

Ospitato nel Palazzo delle Scienze all’Eur, il Museo nasce con l’obiettivo di dotare Roma di un museo archeologico dell’età postclassica e di promuovere la ricerca su un periodo strategico per lo studio della trasformazione del mondo antico.

La Storia

Inaugurato nel 1967 nel Palazzo delle Scienze all’Eur espone, per la maggior parte, oggetti provenienti da Roma e dall’Italia centrale. Il percorso inizia con la Roma tardoantica a cui seguono le testimonianze dell’occupazione longobarda in Umbria e nelle Marche. Un importante gruppo di rilievi marmorei testimonia la successiva età carolingia. Rilievi e tessuti copti offrono un esempio significativo della produzione artistica dell’Egitto tardoantico e altomedievale. Il percorso si conclude con la straordinaria decorazione in opus sectile (intarsio di marmi colorati) che ornava la sala di rappresentanza di una villa (domus) monumentale fuori Porta Marina a Ostia.

Il 25 novembre 2017 il museo è stato intitolato ad Alessandra Vaccaro (1940-2000). Direttrice del museo nel 1974, ne curò il restauro e l’attuale allestimento, contribuendo alla diffusione della civiltà longobarda con importanti studi, ancora punto di riferimento per gli studiosi (Corpus della scultura altomedievaleI Longobardi in Italia).

Biografia di Alessandra Vaccaro a cura di Laura Nicotra (Relazione presentata dall’Autrice al museo dell’Alto Medioevo, in occasione dell’intestazione del museo ad Alessandra Vaccaro)

Le collezioni

Alla Roma tardoantica (IV-VI sec.) risalgono tre ritratti imperiali, alcune epigrafi votive e funerarie e una preziosa fibula a balestra in oro con decorazione a traforo.

Seguono le testimonianze dell’occupazione longobarda in Umbria e nelle Marche (VI-VII sec.) con le due più importanti necropoli dell’Italia centrale (Nocera Umbra e Castel Trosino), che ne costituiscono il nucleo di eccellenza con i loro corredi di armi, gioielli, avori, vetri e vasellame di bronzo e ceramica.

La successiva età carolingia è illustrata da un cospicuo gruppo di rilievi marmorei provenienti dalla decorazione architettonica delle chiese di Roma e del Lazio, profondamente rinnovate all’epoca della “rinascenza carolingia” (IX-X sec.). Allo stesso periodo appartengono gli arredi e gli oggetti d’uso provenienti da due aziende agrarie di fondazione papale, le domusculte di S. Cornelia e di S. Rufina, create nella campagna romana per l’approvvigionamento della città (fine VIII-X sec.) e perdurate con altre funzioni fino al pieno Medievo.

Il percorso prosegue con la collezione “copta” costituita da rilievi e tessuti che offrono una esemplificazione significativa della produzione artistica dell’Egitto tardoantico e altomedievale (V-X sec.).

Conclude il percorso una sezione dedicata alla ricostruzione integrale della straordinaria decorazione a intarsio di marmi colorati (opus sectile) che ornava una sala della domus monumentale fuori Porta Marina ad Ostia Antica risalente alla fine del IV secolo d.C. Si tratta dell’unico esemplare di decorazione in opus sectile tardoantico quasi completamente recuperato.

I percorsi espositivi

Il percorso cronologico è suddiviso in otto Sale e termina con la sala dell’Opus sectile di Porta marina:

  • Sala I – Roma tardoantica (IV-VI secolo d.C.)
  • Sale II e III – Le necropoli longobarde di Nocera Umbra e Castel Trosino (fine VI – seconda metà VII secolo d.C.)
  • Sale IV e V – Rilievi marmorei di epoca carolingia (VIII-IX secolo)
  • Sale VI e VII – Insediamenti altomedievali della Campagna Romana (VIII – X secolo)
  • Sala VIII – Tessuti copti (V – IX secolo)
L’opus sectile di
Porta Marina

Lo straordinario monumento ostiense è noto nella letteratura archeologica fin dagli anni della scoperta avvenuta nel 1959. Si tratta dell’unico esemplare di decorazione in opus sectile tardoantico quasi completamente recuperato.

Esposta nella sua interezza la straordinaria decorazione a intarsio di marmi colorati (opus sectile) ornava la grande sala di rappresentanza di una domus monumentale fuori Porta Marina a Ostia, puntualmente datata alla fine del IV secolo d.C. per il fortunato rinvenimento di una moneta di bronzo di Massimo (383-388 d.C.)  nella malta di allettamento di uno dei pannelli con leone.

Introduce la visita dell’aula una sezione didattica con pannelli che raccontano la storia della scoperta e dei restauri antichi e recenti, il programma decorativo dell’aula e i suoi collegamenti con analoghe decorazioni di età tardoantica. Una campionatura di marmi con la mappa delle cave di provenienza illustra i materiali costitutivi dell’opus sectile