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Oggetto: Osso inciso con figura di lepre
Provenienza: Grotta Polesini, Tivoli (Roma)
Datazione: Paleolitico Superiore, ca. 10.000 anni dal presente
Inventario: 107732

Un esempio di arte Paleolitica: la lepre di Grotta Polesini (Tivoli, Roma)

Il sito paleolitico di Grotta Polesini, scavato negli anni ’50 dal Prof. Radmilli, ha restituito moltissime industrie litiche e una grande quantità di reperti faunistici, ma è famoso soprattutto per le manifestazioni artistiche: sono infatti presenti ciottoli colorati con ocra, pietre ed ossa decorate con motivi geometrici o con incisioni che rappresentano animali (cervi, cavalli e asini selvatici, cinghiali, uri, leporidi, e un lupo).

Tra questi ultimi reperti vi è un piccolo frammento di osso che, intorno ai 10.000 anni fa, è stato utilizzato come supporto su cui incidere la raffigurazione di una testa di lepre. Il reperto è esposto nella sezione Preistorica del Museo delle Civiltà, nel settore dedicato all’arte del Paleolitico.
Secondo Radmilli la lepre è rappresentata nel tipico atteggiamento di allerta con le orecchie diritte e rivolte in avanti, come se avesse percepito il pericolo.
La testa della lepre è stata incisa su un frammento di costola di mammifero di taglia media con uno strumento in selce, tipo bulino, mediante brevi tratti paralleli più o meno marcati che disegnano il profilo dell’animale e dettagli come l’occhio, il pelame e, nella parte anteriore del muso, le vibrisse.

L’analisi al microscopio delle incisioni ha permesso di indagare con maggiore dettaglio le modalità di esecuzione e la sequenza dei gesti effettuati per riprodurre l’animale, mostrando ad esempio come la parte del muso fosse stata disegnata prima delle orecchie.
A questo punto possiamo chiederci perché sia stata scelta la lepre, infatti questo soggetto è, in generale, abbastanza raro nelle raffigurazioni paleolitiche. Ovviamente non è possibile dare delle risposte certe a questa domanda, ma possiamo solo formulare ipotesi.

Le immagini naturalistiche sono spesso state interpretate come legate a rituali di caccia e, se questo tipo di interpretazione potrebbe valere nel nostro caso per gli erbivori di grande taglia o per un predatore come il lupo, che possono essere difficili o pericolosi da cacciare, questo non sembra funzionare per un piccolo mammifero come la lepre.

Volendo considerare questi ritrovamenti all’interno del loro contesto, è possibile confrontare il numero di raffigurazioni dei diversi animali trovati a Grotta Polesini con la frequenza delle varie specie nel campione faunistico dello stesso sito; facendo solo alcuni esempi si può vedere come il cervo, che rappresenta quasi il 70% dei reperti fossili, corrisponda effettivamente al numero più alto di raffigurazioni, cioè 5; gli uri sono invece abbastanza rari come numero di resti, circa il 2%, ma ne sono state individuate 4 raffigurazioni, lo stesso numero di quelle di lepre (ve ne sono altre 3 oltre a quella presentata) le cui ossa sono però solo l’1% delle faune.
Nel caso dell’uro la discordanza tra il basso numero di resti e numero relativamente alto di raffigurazioni potrebbe essere spiegato con la quantità di carne che è possibile ricavare da ogni singolo animale (ca. 400 kg secondo alcune stime). Per la lepre invece tale divergenza non è facilmente comprensibile, ci vogliono infatti circa 40 lepri per fornire lo stesso quantitativo di carne di un cervo, e di cervi a Polesini ne erano stati cacciati a centinaia.
Forse potrebbe essere proprio questa anomalia a suggerire come, per le popolazioni che 10.000 anni fa vivevano a Grotta Polesini, questo piccolo mammifero possa aver avuto una valenza simbolica che andava ben oltre i fattori strettamente economici.

PRINCIPALE BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
ALHAIQUE F. (1996). Sfruttamento dei piccoli mammiferi e dei carnivori nel Paleolitico superiore di Grotta Polesini. In C. Peretto and S. Milliken (Eds.), L’adattamento umano all’ambiente, ABACO, Forlì, pp.209-219.
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MARSHACK A. (1969), Polesini. A reexamination of the engraved Upper Paleolithic mobiliary materials of Italy by a new methodology. Rivista di Scienze Preistoriche XXIV, 2:219-281.
RADMILLI A.M. (1974), Gli scavi nella Grotta Polesini a Ponte Lucano di Tivoli e la più antica arte nel Lazio. Sansoni, Firenze.