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Le ricostruzioni in 3D

Il cranio neandertaliano Guattari I

Conservato presso il Museo delle Civiltà, costituisce un reperto di grande fascino e valore informativo. Il Museo possiede anche due diverse ricostruzioni facciali che restituiscono l’aspetto di questo uomo vissuto poco più di 50.000 anni fa.

In questi giorni di chiusura al pubblico del Museo, è possibile visionare i modelli 3D del cranio e delle sue ricostruzioni all’indirizzo: https://museo.parcocirceo.it/museo3d-cranio/

Le realizzazioni virtuali sono il risultato di un progetto di valorizzazione dell’inestimabile patrimonio storico culturale dell’area protetta attraverso una partnership tra Museo, l’Ente Parco Nazionale del Circeo e la Direzione Generale Educazione e Ricerca (MIBACT); l’intervento tecnico è stato curato da Tecnostudi Ambiente S.r.l.

Il cranio neandertaliano del Circeo (Guattari 1) venne rinvenuto nel 1939 all’interno dell’omonima grotta, in quello che sembrava essere un cerchio di pietre. Il cranio presentava evidenti danneggiamenti, soprattutto sulla parte laterale destra e a livello della base. Combinando queste evidenze, fu avanzata l’ipotesi che l’individuo fosse stato oggetto di una pratica rituale di cannibalismo, con rottura della base del cranio per asportare e mangiare il cervello. Tuttavia, una più approfondita indagine ha corretto tale interpretazione, suggerendo che il cranio fu probabilmente trasportato nella grotta – e quindi danneggiato – da iene e non da altri esseri umani.

Anche scartando l’idea del cannibalismo, che peraltro è ben documentata in altri siti neandertaliani, il cranio conserva tutto il suo fascino e valore informativo. Il cranio appartiene ad un uomo vissuto poco più di 50.000 anni fa. Mostra una morfologia neandertaliana classica: cranio basso, voluminoso come il nostro, ma allungato e con una nuca sporgente, arco sopraciliare forte faccia sporgente in avanti, con orbite e apertura nasale grandi e zigomi “gonfi”. Il reperto è qui rappresentato nella famosissima copia/scultura fatta nel 1953 e conservata presso il Museo delle Civiltà.

Le sue fattezze sono restituite attraverso due diverse ricostruzioni effettuate da specialisti sotto la guida scientifica dello staff del Museo. I dati desumibili dalla forma del cranio sono integrati dalle indicazioni ottenute dal DNA antico di altri fossili neandertaliani; come è possibile notare, questi erano probabilmente chiari di carnagione e di capelli. La forma delle orecchie, del naso, delle labbra, la distribuzione dei peli e l’acconciatura di barba e capelli, sono invece frutto di scelte ipotetiche/artistiche di chi ha creato i modelli.