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di Claudio Cavazzuti (Museo delle Civiltà), Robin Skeates, Andrew R. MillardI, Geoffrey Nowell, Joanne Peterkin, Maria Bernabò Brea, Andrea Cardarelli, Luciano Salzani

Questo studio esplora il grado di permeabilità delle comunità insediate in Italia settentrionale durante l’età del bronzo a integrare individui non-locali, oltre che ad accettare e far circolare merci e idee dall’Europa continentale e dal Mediterraneo.
Durante il secondo millennio a.C., queste società furono interessate da una progressiva stabilizzazione degli insediamenti, che culminò con la civiltà delle Terramare, organizzata in grandi villaggi difesi (le Terramare) e centri satelliti. Nonostante la grande quantità di beni esotici che circolavano attraverso i network di scambio, i risultati ci dicono che le dinamiche di interazione erano estremamente attive a livello locale e regionale.
I pattern di mobilità sono stati indagati in tre siti-chiave che coprono l’arco cronologico 1900-1100 a.C., nella fattispecie Sant’Eurosia (Parma), Casinalbo (Verona), Fondo Paviani/Scalvinetto (Verona), attraverso l’analisi degli isotopi dello stronzio e dell’ossigeno su un campione di oltre 100 individui. I dati isotopici, integrando quelli archeologici e osteologici, documentano per la prima volta in quest’area che le persone tendevano a muoversi in particolare entro il raggio dell’hinterland (50 km), ma anche che i centri nodali del territorio delle Terramare enucleavano individui da distanze molto maggiore, rispetto a quelli più piccoli che interagivano ad una scala più locale.
Ciò dimostra che, dal punto di vista demografico, il processo che portò ai sistemi socio-politici complessi della tarda età del bronzo furono innescati da dinamiche in larga misura interne, costruite nell’ambito delle relazioni e delle dinamiche di potere a livello regionale e locale.

This study investigates to what extent Bronze Age societies in Northern Italy were permeable accepting and integrating non-local individuals, as well as importing a wide range of raw materials, commodities, and ideas from networks spanning continental Europe and the Mediterranean.
During the second millennium BC, the communities of Northern Italy engaged in a progressive stabilization of settlements, culminating in the large polities of the end of the Middle/beginning of the Late Bronze Age pivoted around large defended centres (the Terramare). Although a wide range of exotic archaeological materials indicates that the inhabitants of the Po plain increasingly took part in the networks of Continental European and the Eastern Mediterranean, we should not overlook the fact that the dynamics of interaction were also extremely active on local and regional levels.
Mobility patterns have been explored for three key-sites, spanning the Early to Late Bronze Age (1900–1100 BC), namely Sant’Eurosia, Casinalbo and Fondo Paviani, through strontium and oxygen isotope analysis on a large sample size (more than 100 individuals). The results, integrated with osteological and archaeological data, document for the first time in this area that movements of people occurred mostly within a territorial radius of 50 km, but also that larger nodes in the settlement system (such as Fondo Paviani) included individuals from more distant areas. This suggests that, from a demographic perspective, the process towards a more complex socio-political system in Bronze Age Northern Italy was triggered by a largely, but not completely, internal process, stemming from the dynamics of intra-polity networks and local/regional power relationships.

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