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Il 21 giugno 2020 è venuta a mancare dopo una lunga malattia, nella sua Livorno, Elena Bedini, antropologa e archeozoologa di notevole rilevanza scientifica e professionale che in Italia ha inciso profondamente con puntuali e rigorose ricerche nelle discipline antropologiche e archeozoologiche.

Laureata in Scienze geologiche preso l’Università di Pisa, aveva conseguito il Master in Antropologia Biologica della Regione Mediterranea presso l’Università degli studi di Firenze. Si era occupata dello studio dei resti scheletrici umani e faunistici rinvenuti in scavi archeologici ed era titolare della ditta AnthropoZoologica che svolgeva queste attività per conto di Soprintendenze archeologiche, musei ed altri enti pubblici.

È stata assegnista di ricerca presso il dipartimento di Biologia Evoluzionistica dell’Università di Firenze, nell’ambito di un progetto di ricerca di antropologia biomolecolare e fisica sul popolamento del Piemonte. Notevole l’attività di studio su tutte le popolazioni antiche d’Italia. Rimangono memorabili i suoi studi e le sue pubblicazioni sulle popolazioni etrusche, romane, longobarde e bizantine.

Importantissimo è stato il contributo di Elena all’Archeozoologia italiana: durante oltre tre decenni di lavoro costante e meticoloso, le sue indagini in questo campo hanno interessato contesti abitativi, funerari e cultuali che coprono un ampio arco cronologico che va dalla preistoria sino all’età moderna; tali indagini, anche relative a siti molto importanti come Tarquinia o la Crypta Balbi a Roma, sono state portate avanti sempre con estremo rigore scientifico e dedizione, ma allo stesso tempo con discrezione e senza clamori. Il suo apporto alla disciplina non si è limitato alle attività come ricercatrice, ma anche come socia attiva dell’Associazione Italiana di Archeozoologia sin dai primi anni della sua fondazione e per un triennio anche in qualità di membro del Consiglio direttivo, sempre in uno spirito di dialogo e di servizio.

I colleghi del Museo delle Civiltà, ai quali si uniscono i colleghi dell’Università di Pisa che hanno avuto modo di conoscerla e apprezzarla, ne sentiranno acutamente la mancanza.