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Archivi

Archivi fotografici

Museo d’arte orientale Giuseppe Tucci

L’archivio fotografico del Museo è diviso in quattro sezioni:

  • Archivio fotografico delle raccolte: raccoglie lastre in vetro, negativi, diapositive e stampe B/N e a colori di oggetti orientali relativi alle raccolte statali, acquisite dal 1957 ad oggi.
  • Archivio fotografico generale: raccoglie stampe in bianco e nero e negativi, relativi ad oggetti orientali conservati nelle raccolte pubbliche e private in Italia e all’Estero, oltre al materiale di proprietà dell’IsIAO, in deposito presso il Museo, relativo a mostre e manifestazioni, tenute in Italia dal 1956 al 1970.
  • Archivio delle Missioni Archeologiche Italiane dell’IsIAO: raccoglie la documentazione delle campagne di scavo e restauro condotte dall’IsIAO in Afghanistan, Iran, Kuweit, Nepal, Oman, Pakistan, Thailandia, Turkmenistan, Uzbekistan e Yemen.
  • Archivio Storico, a sua volta suddiviso in due sezioni:
    • il “Fondo G. Tucci”, di proprietà dell’IsIAO, che raccoglie lastre in vetro, diapositive, negativi, stampe in B/N relativi alle missioni condotte tra il 1928 ed il 1948 dal grande orientalista Giuseppe Tucci sullo Himalaya indiano, Tibet e Nepal.
    • Il “Fondo Storico”, composto da collezioni fotografiche per lo più consistenti in albumine e stampe baritate, databili tra il 1870 ed il 1938. Di particolare rilevanza il Fondo G. Andreino, console italiano a Mandalay (Birmania) con documenti databili agli anni appena successivi al 1870; il Fondo Mancioli con foto e negativi di monumenti e aspetti di vita quotidiana afghana scattati tra il 1933 ed il 1938, ed il piccolo Fondo Paolini con una raccolta di cartoline dei primi anni del ‘900 che raffigurano alcuni importanti monumenti di Kabul, oggi scomparsi.

Il materiale conservato costituisce un patrimonio culturale inalienabile di grande interesse, documentando l’attività italiana in Asia nella prima metà del secolo scorso e conservando, in molti casi, fotografie di monumenti oggi perduti per sempre.

Attualmente l’archivio è in riallestimento e non accessibile al pubblico.

Museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”

Conserva alcune decine di migliaia di foto e negativi, inerenti soprattutto l’attività di ricerca dei primi etnologi italiani. Le collezioni fotografiche – confluite nell’Archivio già dalla fine dell’Ottocento – costituiscono un patrimonio di rilevanza internazionale per l’eccezionale ricchezza e l’importanza dei materiali presenti.

L’Archivio Fotografico un Archivio Corrente e un Archivio Storico.

L’Archivio Corrente conserva il prodotto realizzato dal Servizio Fotografico e documenta per immagini tutto ciò che è oggetto dell’attività scientifica del Museo: la documentazione delle collezioni preistoriche ed etnografiche, gli scavi e le ricerche sul campo, i restauri.

L’Archivio Storico conserva invece materiale fotografico databile tra il 1865 e il 1940, sia prodotto internamente, ma soprattutto risultato di scambi, doni ed acquisti. Tra le collezioni di fotografia etnografica si conservano alcune delle raccolte più celebri sia per la storia delle discipline antropologiche sia per la storia della fotografia, come ad esempio le collezioni fotografiche di Enrico H. Giglioli (1845-1909), formata a partire dal 1856 e acquisita nel 1913, di Lamberto Loria (1855-1913) acquisita nel 1897, di Guido Valeriano Callegari (1876-1954) formata a cavallo del secolo, di Luigi Pigorini (1842-1925) integrata dai carteggi che accompagnavano gli scambi di fotografie.

Una collezione di particolare interesse per la storia della paletnologia è costituita inoltre dal materiale fotografico servito per illustrare, a partire dal 1875 la rivista del Museo, il Bullettino di Paletnologia Italiana.

La collezione di Luigi Ugolini (1895-1936), formata negli anni 1920-1930, è relativa alle antichità preistoriche e classiche di Malta.

Dal 1991 è stata avviata l’informatizzazione dell’intero Archivio fotografico, inoltre è disponibile un lettore di microfilms per la consultazione della Collezione Giglioli.

L’Archivio Fotografico è disponibile per la consultazione su appuntamento e previa autorizzazione del Direttore, e fornisce riproduzioni fotografiche secondo le attuali norme di uso del patrimonio fotografico dello Stato.

Museo arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria” – Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale

La collezione di fotografie storiche e di cartoline ha i suoi nuclei principali nelle raccolte del Museo di Etnografia Italiana e nelle immagini che accompagnavano gli oggetti destinati alla Mostra di Etnografia Italiana del 1911. Il fondo storico ha come termine cronologico il limite della fine del 1950, oltre il quale iniziano le collezioni moderne. Nelle immagini fotografiche e nelle cartoline, entrambe acquisite da fondi già esistenti o appositamente realizzate per la mostra del 1911, possono rintracciarsi due orientamenti fondamentali: da un lato un esplicito intento di ricerca; dall’altro, la finalità prettamente museografica di documentare abiti, oggetti, architetture, per una migliore realizzazione espositiva. Le raccolte offrono un significativo ed eterogeneo panorama della fotografia di argomento demologico degli ultimi anni dell’Ottocento e dei primi del Novecento.
Tra le immagini, meritano menzione, in primo luogo, le fotografie provenienti dagli archivi dei Fratelli Alinari e di Giacomo Brogi, di Firenze, e di Romualdo Moscioni, di Roma.

Un altro significativo corpus di immagini è quello realizzato con fini esclusivi di ricerca: sono immagini che denunciano vere ricerche “sul campo”, in alcune zone impervie e poco conosciute della penisola, dove si potevano documentare le reali condizioni di vita delle comunità agropastorali. Le acquisizioni successive alla Mostra del 1911 integrano le raccolte originali, come la donazione di fotografie storiche relative all’artigianato italiano e le immagini storiche dei costumi albanesi, provenienti dal Fondo Marubi della Fototeca di Skhodra (Albania).

Il fondo storico comprende inoltre una interessante raccolta di cartoline, che presentano immagini ricavate dalle serie fotografiche di noti autori, come i fratelli Alinari, Alphonse Bernoud, Chauffourier, Esposito, Carlo Naya, Giorgio Sommer. Le case editrici delle cartoline stesse sono in alcuni casi molto note, in altri sono piccoli stabilimenti locali.

Nel settore moderno sono conservati materiali databili dagli anni ’50 dello scorso secolo ad oggi, che documentano i temi più significativi della ricerca antropologica in Italia: feste, comportamenti devozionali, pratiche rituali, tecniche di lavoro agricolo e artigianale, vita pastorale e marinara, giochi e spettacoli di piazza, problematiche sociali.

Naturalmente l’arco di tempo interessato da questo settore rende tali documenti assai preziosi, nella prospettiva di un percorso iconografico attraverso i mutamenti socio-culturali determinati, nel nostro paese, dall’industrializzazione: modi di vita, quotidiana, lavorativa e festiva, trasformati nel volgere di pochi decenni, ma anche ambienti urbani e paesaggi rurali, che costituiscono lo scenario più ampio dei cambiamenti della modernità. Il nucleo più significativo dell’archivio, databile tra il 1950 e la fine degli anni ’70, si deve all’attività di una studiosa dinamica e sensibile come Annabella Rossi, che promosse la costituzione dell’archivio e contribuì ampiamente al suo incremento, ma anche alla situazione oggettiva, nel paese, dell’osservabilità di fenomeni ancora in buona misura connotati da una sorta di autenticità demologica, contrapponibile alla cultura dominante, che sollecitava l’intervento di antropologi animati da una tensione politica e sociale.

Museo dell’alto medioevo “Alessandra Vaccaro”

L’archivio è costituito in massima parte di negativi, circa 5000, riferiti agli oggetti esposti nelle sale che appartengono in massima parte alle collezioni delle necropoli di Nocera Umbra (Perugia) e Castel Trosino (Ascoli Piceno).

Altre memorie in fotogramma si riferiscono ai marmi e alla domus cultae di Santa Rufina.

Il pacchetto documentativo, compresi pochi altri negativi è da collocarsi approssimativamente intorno agli anni ’80.